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Articoli: Politica
Il WWF dice no alla centrale turbogas

Anche il WWF prende la parola sulla vicenda turbogas. "La scelta di costruire o meno un impianto del genere" si legge in una nota "non può derivare solo dalla volontà di chi vuole realizzarlo, ma deve scaturire da una pianificazione quantomeno a scala provinciale: bene ha fatto, quindi, l’Amministrazione provinciale di Teramo a ricordare, come del resto aveva già fatto quando era stata proposta la costruzione della centrale turbogas nel Comune di Montorio al Vomano, che prima di procedere alla costruzione di un impianto di questo tipo, è necessario predisporre ed approvare, in maniera partecipata, un piano energetico provinciale."
Il WWF sottolinea inoltre come appare quanto meno contraddittorio rinunciare ad un impianto di 400 MW a Montorio e consentirne uno da 980 MW appena oltrepassato il confine amministrativo nel Comune di Teramo, tenuto conto che l’area interessata sarebbe grossomodo la stessa.
“Vogliamo affrontare la questione in maniera tecnica, confrontandoci apertamente senza voler fare allarmismi inutili”, sostiene Piero Angelini, Responsabile Gruppo Energia del WWF Abruzzo. “È innegabile, però, che queste centrali alimentate a gas naturale, anche se meno inquinanti di quelle a carbone, presentano comunque un impatto sull’ambiente e sulla salute umana. Studi recenti evidenziano dati molto preoccupanti proprio per la salute umana, in particolare per l’ingente produzione di aerosol costituito dalle polveri create dalla combustione del gas naturale che fuoriescono dal camino, chiamate in gergo “particolato”, primario e secondario. Per un impianto da 780 MW (più piccolo, quindi, di quello ipotizzato a Teramo) si stima un rilascio tra 150 e 250 t/anno di particolato primario e secondario. Il primario, di grana più grossa, si nota con i fumi; il secondario, invisibile ad occhio nudo, si manifesta come ricaduta a lunga permanenza, dopo essersi combinato con altri elementi presenti in atmosfera. Si tratta di un composto di nitrati, solfuri, cloruri, carbonio, polveri minerali e acqua. Le particelle più grandi (PM10), hanno un diametro pari a 1/6 di quello di un capello; vi è poi l’ultrafine, ben 10 volte più piccolo, che è particolarmente insidioso e sfuggente e che, con la respirazione, entra direttamente nella circolazione sanguigna, attraverso i vasi. Risulta quindi destituita di qualsiasi fondamento l’affermazione scritta in decine di progetti italiani, ripresa su vari documenti di Valutazione di Impatto Ambientale e di Valutazione Ambientale Strategica, che la combustione dal gas metano “non produce polveri!”
Per quanto riguarda, poi, la tesi che il nuovo impianto andrebbe comunque ad inserirsi in “un’area già compromessa dai rilasci da attività industriali”, il WWF ne evidenzia tutta la pericolosità: sia perché gli impatti da inquinamento andrebbero a sommarsi, sia perché apre la strada al concetto di fatalistica irreversibilità. Semmai, invece, vanno prefigurate misure così dette “compensative”, adeguate a non peggiorare ulteriormente la qualità dell’aria della zona che sarà considerevolmente ben più estesa della vallata del Vomano.
Secondo Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo, “va inoltre ricordato come le centrali turbogas siano state presentate in origine come alternative a quelle a carbone o a olio combustibile: nel senso che, a fronte della dismissione di una centrale a carbone o a petrolio, si autorizzava la costruzione di una turbogas. Nel caso della centrale di Teramo, invece, siamo di fronte a qualcosa che si aggiunge alla produzione esistente, così da aumentare l’offerta di energia, il suo consumo e di conseguenza l’inquinamento. Anzi, a livello nazionale si stanno progettando nuove centrali a carbone, senza preoccuparsi minimamente degli effetti ormai evidenti che questi impianti producono sul clima. La scelta di costruire una centrale turbogas a Teramo non avrebbe quindi nulla di “sostenibile”, ma semplicemente aumenterebbe l’inquinamento complessivo presente in Italia. Ad oggi non si è sviluppata una politica energetica sostenibile basata sulla riduzione dei consumi e sulla maggiore efficienza del sistema”.
“Non va poi dimenticato”, aggiunge Caserta, “che la provincia di Teramo, attraverso la produzione idroelettrica sul bacino del fiume Vomano, già contribuisce abbondantemente al fabbisogno energetico regionale (e non solo, come si è potuto verificare in occasione del black out del settembre 2003, quando proprio gli impianti del Vomano furono tra i primi a partire nell’Italia centrale). La produzione idroelettrica del Vomano è una produzione di alta qualità, in grado di garantire la stabilità della rete elettrica primaria, ma ha avuto un pesante impatto ambientale, modificando il regime non solo del Vomano e dei suoi affluenti, ma anche quello del Tordino e di altri corsi d’acqua provinciali. In termini ambientali, la provincia di Teramo ha già “pagato”, e molto, la produzione di energia sul suo territorio!”.
Per il WWF, in conclusione, in settori delicati come la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, le pubbliche amministrazioni non possono limitarsi a recepire proposte che vengono dall’esterno, ma devono pianificare politiche di ampio respiro, fornendo ai cittadini tutte le informazioni necessarie per compiere le scelte migliori. Se veramente Teramo vuole dare un contributo allo sviluppo sostenibile del nostro Paese deve avviare un dibattito ampio ed approfondito su energia e consumo di risorse e non aspettare gli esiti di una Valutazione di Impatto Ambientale che decida se fare o meno un centrale turbogas.

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