Teramo
Sito Istituzionale

Teramo, benché di fondazione preromana (sono recentissimi e ancora in corso gli scavi dell'insediamento protostorico del I millennio a.C. e delle costruzioni d'epoca italica del III-II secolo a.C.), appare oggi città di aspetto prevalentemente moderno, pur essendo interessante soprattutto per alcune chiese e strutture medioevali. I segni dell'impianto urbanistico romano e medioevale sono presenti nella parte più bassa, che si stende a Su-Est, dal Duomo a Porta Madonna (o Porta Reale), con vie prevalentemente strette; l'altra parte, a Nord-Ovest, dal Duomo a Piazza Garibaldi, ha vie rettilinee, larghe e di aspetto più moderno.
E' l'antica Interamnia ("tra i fiumi", perché alla confluenza del Tordino con il Vezzola), centro della piccola tribù dei Prepuzi, che sembra abbia dato nel Medioevo il proprio nome (Aprutium) all'Abruzzo.
Con l'acquisizione della piena cittadinanza romana fu ascritta alla tribù Velina ed ebbe costituzioni municipali. Tuttavia appare contemporaneamente anche come colonia, singolare condizione giuridico-amministrativa che Interamnia ebbe in comune con poche altre città. Nella divisione dell'Italia operata da Augusto fece parte della V Regione, il Piceno. La città romana si estendeva allora dall'attuale Largo Madonna delle Grazie, a Est, all'attuale Piazza Martiri della Libertà, a Ovest. Un fossato naturale all'estremità Ovest, approfondito, la trasformava da penisola quasi in isola. Era attraversata dal cardo, corrispondente all'attuale Corso De Michetti (è in atto il progetto di un percorso apposito, la passeggiata archeologica). In seguito la città decadde e pare che intorno al 410 fosse incendiata dai Goti di Alarico. Sotto i Longobardi fece parte, come Contea, del Ducato di Spoleto. Seppur contrastato, nel 1078 vi si stabilì il dominio normanno e, dopo varie lotte, che nel 1149 o 1155/6 portarono alla distruzione della città, questa passò al Ducato di Puglia. Durante il dominio degli Angioini, e particolarmente nella seconda metà del '300, pervenne a grande floridezza, vanificata alla fine del secolo dalle lotte intestine fra i De Melatino e i De Valle (Antonelli), che se ne contendevano la signoria, con l'interessato intervento degli Acquaviva ariani. Nel 1436-42 la tenne Francesco Sforza, poi la riprese Alfonso d'Aragona. Da allora seguì le sorti del Regno di Napoli. Uniche ma assai cospicue testimonianze dell'età romana sono i resti grandiosi dell'Anfiteatro e del Teatro, edificati probabilmente in epoca adrianea (inizi del II secolo d.C.), il Mosaico del leone sotto Palazzo Savini, altri pavimenti a mosaico venuti alla luce nei sotterranei di numerose abitazioni e, più di recente, la scoperta di ambienti appartenuti a una villa suburbana nel Largo Madonna delle Grazie. Altomedioevali sono gli ambienti (oggi restaurati e aperti al pubblico) di Sancta Maria Aprutiensis, l'antica Cattedrale, costruita originariamente su una domus privata romana (di cui conserva il triphorium di tipo bizantino) e più volte riedificata tra il VI e il XII secolo, nelle cui adiacenze, dopo numerosi scavi, sono venuti alla luce resti di età romana, del primo cristianesimo, dell'altro e basso medioevo, fra cui una basilica di ancor incerta datazione (forse del IX secolo, a giudicare dai reperti, ora conservati nell'appena costituito Museo Archeologico).

Nell'area, cosiddetta Torre bruciata (perché reca ancor oggi le tracce dell'incendio operato da Roberto di Loretello a metà del XII secolo), che difendeva l'Episcopio, compaiono notevoli testimonianze storiche, fra le quali l'antichissima Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, di certo risalente almeno al IX secolo, ma con rimaneggiamenti successivi, dotata di begli altari e altre interessanti opere d'arte. Interessantissimi, nella parte alta della parete esterna d'ingresso, due lastre medioevali: una con l'emblema della corporazione dei carrai e l'altra con la ruota dentata alludente al martirio della Santa.
Più avanti, di fronte al portico Savini (1926, in stile neoromanico), la stupenda casa liberty fatta costruire dal teramano Muzio Muzii, opera (1908) dell'architetto teramano Vincenzo Pilotti, ottimamente restaurata: uno dei più begli esempi di liberty meridionale.

Nel vicino Largo Melatini sorge la casa medioevale dei signori di Melatino, risalente nelle parti più antiche ai secoli XII-XIII, e per il resto al XV: al pianterreno il portico primitivo, poi murato. Le finestre quadrate (o ghibelline) sono straordinarie per fattura e unicità nel loro genere. Dal Largo si può accedere alla settecentesca Porta Melatina, circondata da edifici coevi un tempo facenti parte del grandioso complesso della chiesa e dell'Ospedale di Sant'Antonio Abate, mentre all'opposto è il fianco della Chiesa di Sant'Antonio di Padova, originariamente San Francesco, edificata nel 1227, ingrandita nel 1327, restaurata nel 1577 e poi ridotta, all'interno, in gradevoli quanto semplici forme barocche. Bello il portale romanico, a destra del quale si possono notare frammenti ormai illeggibili di un affresco con San Cristoforo, che la tradizione teramana ha sempre attribuito ad Andrea de Litio, il pittore della Cattedrale di Atri. Sul fianco destro della chiesa, benché notevolmente trasformato, è tuttavia interessante il chiostro dell'ex convento, che conserva numerosi elementi dell'originaria struttura romanica. Nei pressi è la Chiesa di Santa Maria del Carmine, originariamente Santa Maria del Carmine, originariamente Santa Croce (fra le chiese antichissime della città), radicalmente trasformata nella seconda metà del '700, con importante Crocifisso ligneo del '400 e una bella statua marmorea della Madonna col Bambino (sec. XVIII). Superata la Porta Reale (antico arco medioevale, poi riedificato parzialmente nel primo '800 e definitivamente sistemato nel 1939), detta anche Porta Madonna, su cui si allinea ancora qualche resto della cinta medioevale, si accede al viale prospiciente il Santuario della Madonna delle Grazie, originariamente Sant'Angelo delle Donne, chiesa e monastero benedettino femminile fondato nel 1153, e forse addirittura anteriore, entrambi ingranditi nel 1448 da San Giacomo della Marca per alloggiarvi i Frati Minori.

La chiesa fu rinnovata in ibride forme eclettiche fra la fine dell'Ottocento e il 1920. L'interno, ampiamente restaurato, è ricco di molte opere d'arte: da segnalare gli affreschi (1897) dell'eclettico romano Cesare Mariani e, nell'altare maggiore, uno dei capolavori della statuaria abruzzese, la Madonna col Bambino, gruppo ligneo policromo attribuito a Silvestro dell'Aquila, sicuramente il prototipo cui si riferirono i successivi intagliatori e plasticatori abruzzesi.

Molto interessante il chiostro romanico, su cui si aprono vari ambienti, frutto di ampliamenti e restauri di epoche diverse. Altri edifici da citare, perché pur essi di buon interesse, la Chiesa di Sant'Agostino, già esistente nel 1362 col titolo di San Giacomo; la Chiesa dell'Annunziata, barocchizzata, con altari e quadri di ottima mano; la Chiesa di San Domenico, in corso Porta Romana, edificata nel 1327, con piccolo ma delizioso chiostro affrescato e resti dell'impianto più antico, con relativo Convento tuttora aperto, stupendo interno (raro esempio in Italia di chiesa a sala, con ardite soluzioni tecniche a sostenere le strutture), la Cappella del Rosario, barocca e ricca di tele di buon pregio; la Chiesa dei Cappuccini, già San Benedetto, con attiguo monastero, uno dei più antichi insediamenti di Teramo, certamente situabile almeno al IX secolo, con piccolo e semplice interno impreziosito dallo stupendo altare barocco, in legno, dell'intagliatore teramano fra' Giovanni Palombieri. Fra gli edifici civili, grandioso il Palazzo del Convitto Nazionale "Melchiorre Delfico", edificato negli anni '30 dal teramano Vincenzo Pilotti, ove sono ospitati il Liceo-Ginnasio Statale e la Biblioteca Provinciale entrambi intitolati a Melchiorre Delfico.

La biblioteca, resa pubblica nel 1849, è fra le più ricche e importanti dell'intera nazione. Importante il Palazzo già dell'Orfanotrofio San Carlo, poi del Tribunale (fine '800) e oggi sede del rinnovato Museo Archeologico, unitamente alla Pinacoteca Civica, rimasta nella palazzina appositamente edificata nel 1923 nella Villa Comunale, e testé restaurata.

Di notevole importanza per la storia cittadina i due palazzi Delfico: il più antico, edificato a metà del '500 lungo l'attuale Corso San Giorgio, e quello più moderno, costruito fra la fine del '700 e gli inizi dell'800, immediatamente dietro il precedente, oggi sede dell'Archivio di Stato e fra qualche tempo sede definitiva della Biblioteca Provinciale. Pur cospicui sono al centro della città e attigui alla Cattedrale, il settecentesco Palazzo dell'ex Seminario Vescovile (che insiste sull'area dell'Anfiteatro romano), il Palazzo Vescovile, che ancora conserva le strutture trecentesche, seppur parzialmente "incamiciate" dai rifacimenti barocchi e il Palazzo Comunale, che ancora conserva la primitiva ('200-'300) Loggia del Parlamento anch'essa fasciata dai rifacimenti più moderni. Il monumento più insigne della città è la Cattedrale dedicata a Maria SS. Assunta e San Berardo. L'edificio, incominciato nel 1158 (dopo la quasi completa distruzione, forse nel 1155, dell'antica Santa Maria Aprutiensis) dal Vescovo Guido II, prolungato dal Vescovo Niccolò degli Arcioni (1317-1335), modificato di nuovo nella seconda metà del '400 e ancora trasformato nell'interno in forme barocche (1739), fu ripristinato nel suo originario aspetto coi restauri del 1932-1935.

Grandiosi la facciata romanico-gotica, con il portale di Diodato Romano (1332), la caratteristica ghimberga cui si affiancano statue romaniche entro nicchie gotiche e la marmorea Annunciazione, opera di Nicola da Guardiagrele, di cui - all'interno - si conserva il celeberrimo paliotto in argento, lavorato dall'artista abruzzese dal 1433 al 1448, in 35 pannelli con storie della vita di Cristo.

Di grande effetto il tiburio ottagonale, rarissimo nel suo genere e quasi perfettamente conservato, e il campanile romanico, completato nella parte superiore da Antonio da Lodi nel 1493, sull'esempio dei fratelli di Atri, Campli, Corrosoli e Ripaberarda. Imponenti i muri, edificati per lo più recuperando i grandi blocchi squadrati del Teatro e dell'Anfiteatro. Il severo, suggestivo interno, in tre navate, è ricco di opere d'arte: il polittico del pittore veneziano Jacobello del Fiore, dipinto intorno al 1410, contiene, tra l'altro, una bella e preziosa veduta della città quattrocentesca; ancora nel Cappellon barocco di San Berardo, una Madonna col Bambino di legno dipinto, duecentesca; nella Sacrestia, stupendo altare ligneo con pala d'altare (La Messa di San Berardo) e altri dipinti del polacco Sebastiano Majewski, pittore di buona tecnica, operante nel teramano soprattutto nella prima metà del secolo XVII. Sempre nella Sacrestia, Il miracolo di San Berardo, una delle opere migliori del teramano Giuseppe Bonolis, assieme ad altri quadri di buon interesse, dipinti in varie epoche da artisti sinora ignoti. La parte posteriore della Cattedrale, che all'esterno dà sulla Piazza Martiri della Libertà, è prevalentemente di restauro (1935), operato riutilizzando o, comunque, non eliminando i materiali lapidei antichi, tuttavia creando due finestroni laterali non originali.

Nelle pertinenze di Teramo importante è l'Osservatorio astronomico di Collurania, fondato dal teramano Vincenzo Cerulli; i borghi di Miano, Forcella, Frondarola, tutti castelli medioevali, ancora con gran parte della proprie mura, e - oltre a edifici sacri importanti e ricchi di opere d'arte - vari palazzi privati di buona architettura.
Personaggi
Tra i suoi uomini più illustri sono da ricordare Muzio Muzii (sec. XVI, primo storico di Teramo); Melchiorre Delfico (1744-1835, filosofo, storico e politico); Carlo Forti (1766-1845, ingegnere, autore di opere colossali e di grande perfezione tecnica); Giuseppe Bonolis (1800-1851), pittore, che capeggiò a Napoli il movimento realista in contrapposizione all'imperante accademismo, e fu maestro di Filippo Palazzi); Antonio Amary (1816-1857, insigne naturalista); Luigi Badia (1819-1899, maestro di musica e compositore); Melchiorre De Filippis Delfico (1825-1895, geniale caricaturista); Giannina Milli (1825-1888, poetessa estemporanea); Settimio Costantini (1821-1908, Deputato e poi Ministro della Pubblica Istruzione sotto il Governo Crispi); Gennaro della Monica (1836-1917, pittore e architetto, fece costruire il Castello di ispirazione neomedioevale, tuttora esistente); Roberto Campana (1844-1919, chimico e dermosifilopata); Giacinto Pannella (1847-1927, letterato); Vincenzo Cerulli (1859-1927, astronomo, fondatore dell'Osservatorio di Collurania); Francesco Savini (1846-1940, storico); Monsignor Giovanni Muzii (1873-1952, storico); Raffaele Aurini (1910-1974, bibliografo e storico).
Artigianato Artistico
L'originaria vivacità artigianale, di cui Teramo era un tempo il fulcro, si è via via attenuata: la città è diventata piuttosto centro di scambio che di produzione (eccettuata la ceramica, l'oreficeria, ecc.).
Manifestazioni e Folklore
Sono, ovviamente, numerosissime, in tutti i campi: in campo internazionale e nazionale si segnalano la Coppa Interamnia, grandioso torneo mondiale di pallamano, avvenimento sportivo che riunisce migliaia di giovani appartenenti a squadre di handball; il Premio letterario Teramo per un racconto inedito; il Maggio festeggiante, rassegna di spettacoli teatrali; le due rievocazioni storiche della Festa della Pace, che si celebra nella domenica in Albis, e della Festa dei Trionfi, che si svolge a luglio; il Paliotto d'oro, riconoscimento biennale per teramani illustri, ecc.
Economia
Teramo è sede di un'Università degli studi con ben quattro facoltà (Agraria, Giurisprudenza, scienze politiche, Veterinaria) e diversi corsi di laurea, corsi di diploma e scuole di specializzazione. Il nucleo industriale, poi, ospita aziende operanti in diversi settori di mercato: da quello alimentare a quello farmaceutico, da quello edilizio a quello tessile e dell'abbigliamento, da quello caseario a quello del mobile. Numeroso, inoltre, le aziende di servizi di ogni genere.
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