|
Castelli
si distende su uno sperone tra il fiume Leomogna e il fosso Rio,
dominato dal Monte Camicia.
Celebre per l'arte della ceramica e punto di partenza per le traversate
e le ascensioni alla parte orientale del gruppo del Gran Sasso, è paese
di antiche ma ancora oscure origini: il suo nome ricorda le numerose
incastellazioni medioevali della zona (celebre la rocca dei Da Pagliara,
ove nacque Berardo, Vescovo (1116-1122) e Protettore di Teramo: nei pressi,
il suggestivo laghetto, seminascosto nei canneti).
Notevole fu la presenza dei
monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno, che edificarono
vicino al paese il Monastero di San Salvatore, ove trovò rifugio
e ospitalità Papa Pasquale II, messo in fuga dall'Imperatore
Arrigo V.
Castelli seguì le vicende storiche della Valle del Mavone, meglio nota
localmente come Valle Siciliana, perché percorsa dalla Via Cecilia, cosiddetta
da Cecilio Metello Diademato, console nel 117 a.C.
Nel Medioevo la Valle fece parte della Contea di Penne e più tardi ebbe
un proprio reggimento feudale.
Nel secolo XII Castelli fu sotto il dominio dei Conti di Pagliara (de
Pallearia) e, dal 1340 circa, sotto quello degli Orsini, il cui ultimo
membro, Camillo Pardo, la contese al Duca di Sessa.
Nel
1526 l'Imperatore Carlo V ne concedette la signoria, col titolo
di Marchesato, a don Ferrante Alarçon Y Mendoza; nel 1717 l'imposizione
di una tassa sull'industria ceramica generò una rivolta dei Castellani,
capeggiati da Francescantonio Grue, che assieme a molti ribelli
fu incarcerato, nonostante la stipula di un trattato avvenuta
nel 1727 fra il paese e la casa Mendoza.
Assieme al resto
della vallata Castelli seguì, infine, le vicende del Regno di
Napoli.
Quasi all'ingresso del paese si nota, verso valle, un portichetto con
tre colonne, facente parte del palazzo che fu del Cardinale Silvio Antoniano:
sull'architrave del portale di facciata l'ospitale motto latino Ostium
non hostium 1602.
L'abitato ha
una fisionomia prevalentemente ottocentesca, anche se, nel centro
storico, non mancano edifici cinquecenteschi, quali la Casa
di Orazio Pompei, con iscrizione del 1567.
Fra gli altri edifici civili è notevole la Casa
dei Grue, nonché alcuni antichi forni per la cottura delle ceramiche.
Più in alto è la
piazza principale, con la Parrocchiale di San Giovanni Battista, edificata
nel 1602, con portale rinascimentale.
Nell'interno, a tre navate divise da grosse colonne, si conservano la
famosa pala d'altare (Madonna di Loreto e Santi, 1647) di Francesco Grue,
l'altare (1617) con il dipinto di San Michele incorniciato da formelle
in ceramica, Madonna con Bambino, bella scultura lignea policroma del
'200, le parti rimaste dell'ambone in pietra scolpita (sec. XII) proveniente
dalla distrutta abbazia di San Salvatore.
Sul colle che sovrasta il paese sorgono la Chiesa
e l'ex Convento dei Francescani (sec. XVII), un tempo sede dell'Istituto
Statale d'Arte F.A. Grue (fondato nel 1905, poi trasferito a poca distanza,
inun moderno complesso) e ora sede del Museo delle ceramiche, istituito
nel 1984 dal Comune di Castelli.
Il chiostro,
con un ciclo completo di affreschi del 1712, è di grande interesse,
come il museo, che raccoglie le più antiche testimonianze, a
partire dal '500, fino al '900, e propone le tecnologie e il
fascino della porcellana.
Naturalmente il Museo ospita la produzione di tutti i più importanti
maestri castellani, ed è fornito di tutte le moderne attrezzature e servizi,
anche in chiave didattica, per la visita e lo studio delle collezioni.
A poca distanza dal paese è l'antichissima Chiesa
campestre di San Donato, riedificata nel secolo XVII e definita
a ragione da Carlo Levi "la Cappella Sistina della maiolica",
perché conserva il soffitto a mattonelle maiolicate di arte castellana
(1615-1617). Il complesso è oggetto di studio e di pubblicazioni di gran
pregio.
Assai interessante è la Chiesa
di Santa Maria della Lacrima, detta anche della Cona,
che conserva tra l'altro l'affresco staccato della Madonna
dipinta da Andrea de Litio, che nel 1499 fu vista lacrimare.
Nell'Istituto Statale d'Arte si trova la
raccolta di ceramica contemporanea ed è custodito un o splendido presepe
in ceramica con circa ottanta statue.
|
Oltre
che di Berardo di Pagliara (monaco
benedettino di San Salvatore, poi di San Giovanni in Venere, quindi
Vescovo di Teramo dal 1116 al 1122, po Santo Protettore del capoluogo
aprutino) e di numerosi e importanti membri della sua famiglia,
assai cospicua sotto il Regno normanno, Castelli è patria di numerosi
altri uomini illustri.
Fra gli altri vanno ricordati: Antonio Epicuro (1472-1555),
poeta, autore di liriche in lingua latina; il Cardinale
Silvio Antoniano (1540-1603), precettore di san Carlo Borromeo e
autore di un noto trattato Sulla buona educazione dei fanciulli, ancor
oggi di grande attualità e interesse pedagogico; Felice
Barnabei (1842-1922, archeologo); Bonaventura
Celli (1837-1877, Patologo) e Concezio Rosa (1824-1876),
archeologo, famoso per le sue scoperte di reperti preistorici in Val Vibrata.
Grande è, inoltre, il numero di ceramisti di eccelso valore artistico. |
Nel
corso di alcuni scavi venne alla luce la prima strada lastricata
di Castelli che, neanche a dirlo, conduceva al Colle dei cavatori,
il luogo in cui gli antiche ceramisti castellani estraevano l'argilla
per realizzare le loro impareggiabili opere d'arte.
Certamente non si tratta di un caso, ma semmai della conferma che, da sempre,
la storia di Castelli e quella delle sue ceramiche viaggiano di pari passo
o, meglio, sono indissolubilmente legate.
Celebre in tutto il mondo, l'arte castellana della ceramica risale alla
seconda metà del secolo XIII: più tardi, nel 1434, si ha notizia di Nardo
di Castelli, mentre nel medesimo secolo erano a capo della produzione locale
Renzo di Lanciano e suo figlio Polidoro, fondatori di una "scuola" da
cui, fra gli altri, uscirono i Pompei, cioè Tito, Orazio il Vecchio e Orazio
il Giovane, quest'ultimo artista di grande valore.
Dallo stile faentino, allora imperante, si affrancò Antonio Lolli, in questo
seguito dalla famiglio Grue, gloria della ceramica castellana.
A Carlantonio Grue (1655-1723), figlio del capostipite Francesco, si devono
lo stile e la tavolozza caratteristici della famiglia: tra i suoi figli
Francescantonio (1686-1746) raggiunse la maggior fama.
Ceramisti insigni furono anche Fedele Cappelletti (nato nel 1682, nipote
e allievo di Carlantonio Grue), Giulio Cristofari (sec. XVII, famoso per
aver costruito un organo con canne in maiolica e tastiere in ceramica,
perfettamente funzionante); Carmine Gentile (nato nel 1679); Pierantonio
Tiberi (nato nel 1716) e Gesualdo Fuina (1755-1822).
Quando altrove l'arte maiolicara era già in decadenza, qui essa giungeva
al massimo sviluppo: a metà del '700 esistevano ben trentacinque fabbriche,
la cui produzione veniva principalmente venduta, con notevoli profitti,
alla fiere di Senigallia, di Fermo, di Loreto.
Dalla seconda metà del '700 la produzione decadde, per varie ragioni (che
suscitarono l'interesse degli economisti e politici, fra i quali Melchiorre
Delfico), ma è sempre sopravvissuta con grande dignità e qualità, oggi
incrementata con i giovani allievi dell'Istituto Statale d'Arte Ceramica
e favorita da una rinnovata ricerca della qualità da parte di un pubblico
sempre più vasto ed esigente, oltre che da una sempre più massiccia presenza
di turisti.
Nel nostro secolo, prima della seconda guerra mondiale, interessante anche
se di breve durata fu il tentativo dalla Ditta S.I.M.A.C. di introdurre
a Castelli l'arte della porcellana: tentativo peraltro condotto con grande
esperienza scientifica e avanzate attrezzature tecnologiche, pur sempre
accompagnate dalla tradizionale capacità artistica.
Dalle fabbriche castellane uscirono, e tuttora escono, oggetti decorativi
e d'uso comune tra i più svariati.
I colori anticamente usati sono il giallo, il verde e l'azzurro: manca
completamente il rosso, sostituito dall'arancione.
I soggetti trattati sono anch'essi svariatissimi, e spesso traevano ispirazione
o modello dai quadri e dalle stampe, anche degli artisti meno noti.
Le ceramiche di Castelli sono sparse nelle raccolte pubbliche e private
di tutto il mondo, ove sono conosciute e ricercate. |
| L'unica
vera risorsa del paese è l'artigianato della ceramica, ala quale
sono dedite oltre quaranta aziende. |
| Carabinieri: |
0861.976155 |
| Posto
telefonico pubblico: |
0861.979130 |
| Guardia
Medica |
0861.697264 |
| Ufficio
Postale: Piazza Marconi |
0861.979120 |
| Municipio: Piazza
Roma |
0861.979142 |
| Museo
delle Ceramiche: Via Convento |
0861.979398 |
| Raccolta
Istituto d'Arte ceramica |
0861.979126 |
| Farmacia
Celli: Piazza Roma |
0861.979148 |
|